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Perchè si sogna? Cosa accade nelle 5 fasi del sonno

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Fino alla seconda metà del 1900 si pensava che il nostro sonno fosse costituito da un’unica fase in cui l’organismo vivesse uno stato di passività, di inerzia. Fu solo nel 1953 che, da risultati su studi effettuati, si definirono le 5 fasi del sonno:

  • Una prima fase in cui l’attività delle onde alfa (da 8 a 13.5 Hz.) inizia a diminuire, ci si ritrova in uno stato di rilassamento e tranquillità;
  • Successivamente si cade in un sonno leggero, in cui subentrano le onde theta (da 3 a 7 Hz) dove ancora si verificano sporadici movimenti degli occhi;
  • La terza fase vede il tono muscolare ridursi e gli occhi smettere di muoversi, qui le onde theta si alternano alle onde delta di frequenza ancora minore (da 1 a 3.9 Hz.);
  • Nella fase numero quattro il tono muscolare è molto basso e il sonno diviene profondo, con prevalenza di onde delta;
  • L’ultima fase, la numero cinque, è quella REM (Rapid Eye Movement), l’ultima fase del sonno che sopraggiunge dopo circa un’ora di sonno e dura circa 15/20 minuti.

Durante il nostro sonno, queste fasi si ripetono e, man mano che questo avviene, la fase REM accresce di durata; è proprio nelle ultime fasi REM che si verificano i sogni.

Anche il sogno stesso, si ha motivo di ritenere, è composto da almeno tre fasi:
la prima, in cui ne siamo protagonisti, successivamente avviene lo sviluppo della “trama” e in ultima battuta il sogno si dissolve.

I sogni, da sempre protagonisti della storia dell’uomo

Sin dalle origini della storia dell’uomo, i sogni hanno fatto parte della sua vita. Famosi personaggi biblici hanno dato interpretazioni della storia attraverso i propri sogni o quelli di altri.  Nell’antico Egitto si riteneva che il sogno fosse uno strumento per comunicare con il mondo dei morti. E in molte culture del passato, i sogni rappresentavano una sorta di messaggio inviato dalle divinità o visioni profetiche. Chi aveva il dono di saper interpretare i sogni, era ritenuto saggio e le interpretazioni che ne ricavava, erano tenute in gran conto dai potenti per orientare le loro scelte strategiche e decisionali.

Solo nel Medioevo, dove i sogni venivano considerati come demoniaci e la loro interpretazione, un atto di stregoneria, si inizia a cogliere l’aspetto profetico dei sogni, ma in senso di rivelare malattie latenti.  Da questo periodo in poi, il sogno verrà visto come una fonte rivelatrice sì, di un mondo, ma di quello interiore di chi lo vive.            
                                                                                                                                                  
È Sigmund Freud che nel suo “Interpretazione dei sogni” apre ad una vera e propria scienza, in cui il sogno non è altro che il rivelatore del mondo interiore di ogni essere umano; a stabilire che i nostri desideri, le nostre paure o le nostre necessità, hanno il potere di inibire il nostro sonno.

Il sogno è quanto di più veritiero possiamo offrire di noi perché, attraverso di esso, proiettiamo le nostre aspettative, ambizioni e limiti. Nel sogno non è possibile mentire a sé stessi e perciò, è quanto di più vero possiamo esprimere. Come cantava Cenerentola:” I sogni son desideri di felicità, nel sonno, non hai pensieri, ti esprimi con sincerità”. Sicuramente gli autori si sono ispirati alle teorie freudiane per elaborare questi versi che hanno accompagnato l’infanzia di tante generazioni.

Essere artefici dei propri sogni

Il fatto che i sogni rispecchino le nostre paure o desideri non deve affatto intimorirci, anzi, ci deve dare la consapevolezza che in qualche modo possiamo gestirli; nel senso che possiamo provare ad agire su quanto ci angoscia o ci spaventa e provare a riconoscerlo per poi affrontarlo.

Insomma, possono diventare, i sogni, uno strumento per conoscere meglio noi stessi e magari aiutarci a guardare in faccia a ciò che invece inconsciamente proviamo a tenere nascosto dentro di noi.

È un lavoro importantissimo e riuscire a farlo da soli è segno di grande equilibrio e forza di volontà, difatti non sempre facile da realizzarsi.

Oltre questo, che pur non richiedendo una laurea in psicologia, abbiamo già detto, non è davvero semplicissimo da mettere in pratica, possiamo però provare a gestirli sul nascere, i nostri sogni. Creare cioè delle condizioni ottimali, affinché non sopraggiungano cause estranee a renderli poco piacevoli, se non addirittura incubi.

Si parte innanzitutto dalle ore immediatamente precedenti la fase del sonno. Quindi la cena, che non deve risultare di difficile digestione, perché questo inciderebbe sicuramente in maniera negativa sul nostro riposo, favorendo sogni sgradevoli. Abolire bevande eccitanti nelle ore serali può essere di grande giovamento a conciliare il nostro sonno ed evitare anche qui turbamenti dovuti al nostro stato di agitazione. Altro aiuto arriverà sicuramente dallo spegnimento dei vari apparecchi elettronici che ormai dominano la nostra quotidianità e che, oltre a costituire un vero e proprio disturbo per le onde elettromagnetiche che emettono, spesso possono essere forieri di notizie o messaggi che recano disturbo, specie ad una certa ora.

In generale bisognerebbe andare a dormire con il maggior senso di pace possibile, evitare tensioni nei rapporti interpersonali e allontanare pensieri negativi che, puntualmente, ritornano alla nostra mente nel momento in cui essa risulta libera da altre attività che ci impegnano durante il giorno. Bisognerebbe creare un minimo di relax con un bagno caldo, la lettura di un buon libro, l’ascolto di buona musica… Insomma, prepararsi alla notte: staccare momentaneamente la spina dal nostro tran-tran quotidiano e concentrare la nostra attenzione su noi stessi. Concederci del tempo per evadere con la mente, prenderci cura delle nostre necessità, permettere al nostro inconscio di manifestarci i suoi bisogni più nascosti imparando a riconoscerli ad appagarli ove possibile.

Tutto ciò non potrà che rasserenarci ed aiutarci a riposare nel modo migliore, se unito alla salubrità dell’ambiente e all’ausilio offerto da un eccellente sistema di riposo.

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