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L’inerzia del sonno: cos'è e come si combatte

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Un fenomeno comune con ritualità comune

Può capitare di svegliarsi al mattino e sentire il desiderio di voler restare ancora a dormire nonostante l’incessante suono della sveglia alla quale bisogna poi cedere.  In quei primi minuti, appena alzati, si avverte una sensazione di disorientamento, di leggera confusione che è sintomo del tempo necessario al nostro cervello per riprendere la sua normale funzionalità. Ebbene quello stato transitorio viene definito “inerzia del sonno”. Assolutamente normale, come abbiamo detto, purché non duri troppo. In linea di massima fino ad un’ora viene ritenuto un fenomeno accettabile e spiegabile con il passaggio dallo stato di sonno in cui i livelli di melatonina che sono in circolo nel nostro corpo sono abbastanza alti, allo stato di veglia in cui con la ripresa dell’attività celebrale tendono ad abbassarsi.

I consigli per combattere al meglio l’inerzia del sonno

 

Per gestire al meglio questa situazione, esistono degli accorgimenti che possono aiutare ad uscire più rapidamente dalla “sleep inertia”. Accorgimenti rappresentati da alcuni gesti quotidiani che accomunano tutti al mattino. Sicuramente, un buon caffè è la prima cosa a cui pensiamo quando ci si sente intontiti, tanto da reclamarne il bisogno, in certi casi, prima di compiere qualsiasi azione. Ed a buona ragione, poiché la caffeina aiuta e favorisce il risveglio. Al tempo stesso, può rivelarsi utile lavare il viso con acqua fresca o meglio ancora fare una doccia tiepida. Aprire le finestre per lasciar entrare luce, per stimolare la produzione di cortisolo e costringere il nostro cervello a riattivarsi consumando più zuccheri; tempo permettendo, concedersi una breve passeggiata o corsa per riattivare il flusso di sangue al cervello con la ripresa dell’attività fisica. In questo modo lo stato di torpore che si avverte al risveglio dovrebbe scomparire del tutto e riportare il corpo nella condizione ottimale ad intraprendere la giornata con la giusta grinta e capacità di concentrazione.

Perché il risveglio può risultare più lento e difficile

Purtroppo, attenersi a queste semplici regole, non sempre e non in tutti i casi, risulta sufficiente e ci sono giorni in cui iniziare la giornata appare davvero un’impresa ardua. Può accadere, per motivi diversi, più o meno banali, come ad esempio l’aver fatto un pisolino in ora tarda, troppo prossima all’orario del riposo notturno o se per diverse notti consecutive ci si è privati del tutto o in parte del sonno. Il ritmo biologico avverte questi cambiamenti e ne risente, risulta alterato e non ci fa sentire pronti e in forma al momento del risveglio, così come si vorrebbe essere, a causa della necessità di dormire ancora un po’. È in casi del genere che può accadere che la fase di inerzia del sonno risulti più prolungata e più difficile da superare, arrivando a durare fino a diverse ore dopo il risveglio e andandosi quindi a configurare sotto un aspetto patologico.

L’ipersonnia idiopatica da inerzia

Risulta, pertanto, evidente che ci siano alcune cause che possono incidere negativamente su questa condizione ed aggravarla. Sono da considerarsi tali tutte quelle circostanze che portano ad un’alterazione del ciclo di riposo: i lavori su turni, ad esempio, ma anche altri motivi che compromettono la qualità del riposo come le apnee notturne o altri disturbi già noti, che si prova ad alleviare con l’aiuto di un sistema riposo che ne attenui, se non addirittura elimini, le conseguenze e i disagi. Così come esistono cause che incidono sullo stato di inerzia del sonno, tanto da prolungarlo ed accentuarlo, lo stato di inerzia stesso può essere, a sua volta causa di altre patologie del sonno. È il caso dell’ipersonnia idiopatica, un disturbo alquanto fastidioso che si può manifestare in qualsiasi momento della giornata, in maniera abbastanza incontrollabile, provocando uno stato di sonnolenza accompagnato da una perdita di concentrazione fino a, addirittura, far avere veri e propri attacchi di sonno improvviso. Si comprenderà quanto tutto ciò possa essere causa di disagio e rappresentare un vero e proprio problema per chi dovesse trovarsi impegnato in attività lavorative, talvolta delicatissime, in cui ci si trova ad essere responsabili non solo della propria incolumità ma anche di quella di altre persone. Purtroppo non esistono farmaci specifici per questa malattia e pertanto il sistema più efficace per provare a sconfiggerla è quello del cambiamento dello stile di vita; riassunto in semplici consigli e raccomandazioni che ritornano con un a certa frequenza ogni qualvolta si affronta l’argomento del miglioramento della qualità del riposo: evitare l'alcol, la caffeina e i farmaci che peggiorano l'ipersonnia, seguire sempre le stesse abitudini (routine) prima di addormentarsi, evitare di lavorare di notte, non impegnarsi in attività che ritardino l'ora di andare a dormire.

Prepararsi ad un buon risveglio

Possiamo concludere dicendo che il risveglio può essere tanto più piacevole e meno traumatico, quanto migliore è la qualità del riposo. Perciò, tutti gli accorgimenti che si adotteranno, non solo gioveranno al sonno ma anche al modo in cui si affronterà la nuova giornata. E vale pertanto la pena profondere maggiore attenzione e cura per l’ambiente dove passiamo la notte, che sia gradevole, precedentemente ben arieggiato, delicatamente profumato oltre che pulito e sano. Ben riscaldato d’inverno e ben rinfrescato d’estate. Con occhio e attenzione ai dettagli, come luci giuste che non arrechino disturbo, assenza di fonti di disturbo e di rumore, un letto con biancheria in fibre naturali, fresca e dalle tonalità gradevoli, materasso e cuscini di ottima fattura e qualità che rispettino le esigenze del nostro corpo e ci permettano un riposo eccellente e un risveglio dolce e piacevole.

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